Prostata e carni rosse: perché ridurne il consumo?

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Il consumo eccessivo di carni rosse, soprattutto quella cotta alla brace o alla griglia, è associato in modo significativo alla possibile insorgenza di un cancro alla prostata, soprattutto quello che risulta più aggressivo. Ma per quali motivi? Cerchiamo di rispondere a questa domanda. 

IL TUMORE PROSTATICO 

Il tumore alla prostata è il secondo tumore più frequente negli uomini e il primo per incidenza nei Paesi sviluppati. Il rischio di insorgenza prima dei 50 anni è molto basso, ma ha un incremento esponenziale con l’avanzare dell’età. Circa l’81% dei pazienti con carcinoma prostatico ha, infatti, più di 65 anni. Tra i principali fattori di rischio vi sono: 

  • Età; 
  • Razza; 
  • Familiarità. 

Oltre a questi, esistono dei fattori di rischio legati allo stile di vita e all’alimentazione: 

  • Fumo; 
  • Alcol; 
  • Eccessivo consumo di carni rosse; 
  • Prodotti lattiero-caseari. 

Una sana e corretta alimentazione è utile non solo per la prevenzione del tumore prostatico ma anche per migliorarne la prognosi.

PROSTATA E CARNI ROSSE: I RISCHI

Le carni rosse, secondo la IARC, sono tutte le carni di mammiferi consumate dalla maggior parte della popolazione mondiale: bovini, suini, ovini ed equini. A queste vengono anche associate le carni processate, ovvero quelle che subiscono processi di salatura, affumicatura, fermentazione e stagionatura. 

Le carni rosse rappresentano un’importante fonte proteica. Queste proteine animali, sono costituite dalle stesse molecole che compongono quelle vegetali: gli amminoacidi. Le carni rosse, specie quelle lavorate, rappresentano un rischio di cancro alla prostata sia per il modo in cui alcune componenti possono reagire all’interno del nostro organismo, sia per le quantità assunte durante l’arco delle settimane. Le lavorazioni e le modalità di cottura, infatti, generano nuove molecole dannose e modificano gli amminoacidi, aumentando il rischio di sviluppare il tumore. Oltre alle proteine, la carne contiene grassi saturi e ferro nel gruppo eme. Questi, in dosi eccessive, provocano un aumento del colesterolo, dei livelli di insulina e persino l’infiammazione del tratto intestinale. Ciò può essere associato, oltre al tumore prostatico, anche a un aumento del rischio dell’insorgenza di alcune patologie che interessano il colon-retto. Per questo le persone ad alto rischio, per familiarità o patologie pregresse, possono discutere il loro piano alimentare con un medico, il quale potrà valutare quanto sia opportuno ridurre l’assunzione delle carni rosse e lavorate.

NON SOLO IL TUMORE: L’IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA

Anche l’ipertrofia prostatica benigna, ovvero l’ingrossamento della ghiandola prostatica, è una patologia molto diffusa negli uomini che hanno superato i 50 anni d’età. Una dieta poco equilibrata sembra, secondo alcuni studi preliminari, avere un ruolo fondamentale nella sua insorgenza. Infatti, i disturbi prostatici di questa natura, si sviluppano spesso in concomitanza con la sindrome metabolica. Questa è la condizione per cui si manifestano un insieme di elementi di rischio cardio-metabolico come: 

  • aumento del girovita;
  • ipertensione;
  • alterazione dei lipidi plasmatici;
  • intolleranza al glucosio.

L’infiammazione cronica dovuta a tale sindrome, colpisce tutto l’organismo causando anche l’ingrossamento della ghiandola prostatica. 

L’ipertrofia prostatica benigna è stata anche associata a un elevato consumo sia di carni rosse, per la presenza in queste di grassi di origine animale, che di alimenti contenenti acidi grassi polinsaturi. Questi inducono e sostengono la risposta infiammatoria a livello cellulare, anche nella prostata. Un elevato consumo di vegetali, nello specifico frutta e verdura ad alto contenuto di beta carotene, luteina e vitamina C, è stato invece associato alla riduzione del rischio. Con esso anche l’attività fisica all’aria aperta, che favorisce la produzione di vitamina D, importante immunodepressore e anti-proliferativo per la prostata. 

LA DIETA DA SEGUIRE

Bisogna sempre preferire:

  • Verdure come i broccoli, pomodori, peperoni, ricchi di vitamina C. Zucca e carote, ricche di beta carotene;
  • Frutta come le arance, i kiwi, le albicocche e il melone;
  • Salmone, sardine e sgombro, ricchi di grassi “buoni”;
  • Soia.

Limitare il consumo di:

  • Proteine animali;
  • Zucchero e dolciumi;
  • Bibite zuccherate;
  • Cereali raffinati;
  • Carni grasse, insaccati, formaggi;
  • Oli di semi
  • Alcol, fumo.

Ad aiutarti nella cura dell’ipertrofia prostatica benigna ci sono anche gli integratori fitoterapici. Puoi scegliere quello giusto per tutte le tue esigenze assieme al tuo medico di fiducia. Tra tutti gli integratori, è bene prediligere quelli che contengono questi principi attivi

  • Pinus Pinaster: un potente antiossidante che ha la capacità di eliminare i radicali liberi;
  • Licopene: il quale svolge un ruolo protettivo e antiossidante;
  • Boswellia Serrata: essa possiede potenti proprietà antinfiammatorie;
  • Vitamina E: che protegge le cellule dallo stress ossidativo;
  • Serenoa Repens: ha proprietà antiandrogeniche, che inibiscono il testosterone;
  • Urtica Dioica: che svolge una triplice azione sul tessuto prostatico. Ne favorisce la riduzione del volume, rilassa il muscolo detrusore della vescica favorendone lo svuotamento, inoltre svolge un’azione antiedemigena interagendo con la sintesi di alcune classi di citochine particolarmente coinvolte nell’attivazione di processi infiammatori.

L’unico fitoterapico che contiene il fitocomplesso completo è l’IBP Plus. Una formulazione innovativa di principi 100% naturali, utile nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna non grave, soprattutto se associata a infiammazioni frequenti e continuative. La sua azione ad ampio spettro, stabilizza l’ipertrofia prostatica, regolarizza lo svuotamento della vescica e lenisce eventuali infiammazioni del tratto urinario

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